[12/2/2007] - Direttiva Seveso, quali scenari

Il 1976 non è stato cruciale solo per Seveso. O meglio, quell´anno ha rappresentato l´inizio di un´importante riflessione - trasformatasi poi in legge - italiana e più oltre europea. La nostra città ha dato nome alla direttiva 82/502/CE, più nota come direttiva Seveso, sulla regolamentazione del rischio industriale a livello comunitario.

A studiare la questione è stata Barbara Pozzo docente di diritto privato e autrice del libro "Seveso 30 anni dopo. La gestione del rischio industriale". Coordinatrice di un master in diritto dell´ambiente all´Università degli studi di Milano, la dottoressa ha già in cantiere un secondo volume per approfondire l´applicazione delle normative europee soprattutto nei paesi di recente ingresso nella Ce.

La sua visita a Seveso è stata occasione per un approfondimento sullo stato dell´arte, su come l´Italia e l´Europa intera si misurano con la questione degli incidenti industriali e sulle modalità di prevenzione.

"A settembre - ha raccontato Pozzo - scadrà per tutti i Paesi europei il termine di presentazione della relazione sull´andamento e l´applicazione della Direttiva Seveso. Il bilancio, pur tra alti e bassi, ad oggi non può dirsi negativo. Molti Paesi sono già in regola e all´avanguardia in materia di sicurezza nei settori produttivi.

"Il libro che intendo pubblicare tra un anno - ha continuato la docente - vuole proprio indagare questo aspetto, reinterpretare le leggi dal baso, da chi le applica, per capire le tendenze verso cui ci avviamo e mettere in luce le criticità. È uno strumento che potrebbe rivelarsi utile per tutte le amministrazioni e agli enti pubblici, come guida d´azione, e alle industrie per un comportamento virtuoso".

Il volume, che si accompagnerà anche a un libro in inglese sullo stesso argomento, avrà anche un capitolo specifico dedicato a Seveso, sviluppato dalla sociologa Sonia Stefanizzi che - attraverso ricerche e interviste in loco - cercherà di dare un ritratto della comunità cresciuta dopo il 1976. "La questione ancora in sospeso - conclude Pozzo - è capire come collocare a livello giuridico il danno esistenziale, che non può configurarsi come un vero e proprio danno morale, ma che ha inciso, in termini di ansia, preoccupazioni, paure, sulla vita di molte persone, non solo nel caso di Seveso. Questa è la prossima grande sfida".

Silvia Galimberti