Le buone pratiche sociali fanno scuola

 
Settimana scorsa i Servizi alla persona di Seveso hanno accolto una delegazione inglese di undici persone per una giornata di confronto sulle diverse pratiche messe in atto nel campo dei sistemi educativi, scolastici e sociali in Inghilterra e nel nostro Comune.

"L´iniziativa di scambio e confronto di buone pratiche - ha spiegato Cristina Casaschi, dell´Agenzia Nazionale per lo Sviluppo dell´Autonomia Scolastica, ente di ricerca e formazione del Ministero della Pubblica Istruzione - fa parte del progetto "Best Practices" promosso dal Ministero dell´Istruzione inglese che prevede formazione di docenti all´estero, scambi e processi di internazionalizzazione legate al mondo dell´istruzione e dell´educazione. Avendo individuato proprio in Seveso una realtà ben funzionante sotto tale aspetto, non abbiamo esitato a proporre alla delegazione inglese un incontro con chi si impegna nella gestione e organizzazione dei Servizi Sociali della città".

"È un´opportunità particolarmente interessante - ha commentato Marzio Marzorati, assessore alla Famiglia, solidarietà sociale e sussidiarietà - e ci è sembrato importante accettare la proposta per proseguire nel cammino di sviluppo delle nostre competenze anche attraverso uno scambio di esperienze con una nazione come l´Inghilterra che in campo socio-educativo presenta peculiarità distintive rispetto alla realtà generale italiana e ancor più rispetto a quella della nostra città".

"Ci interessa - ha precisato Rosalyn Burne, capo gruppo della delegazione - conoscere in che modo le diverse agenzie italiane, pubbliche e private, collaborano per la cura delle famiglie e dei loro problemi, con particolare riferimento ai giovani e alla tematica educativa. Le professioni del sociale in Inghilterra sono molto specialistiche e frammentarie e spesso è difficile gestire le diverse problematiche. Da voi in Italia, invece, il raggio d´azione degli assistenti sociali è più ampio e unitario e vorremmo riuscire anche noi a capire in che modo portare all´unitarietà il nostro sistema".

Conferme arrivano anche dalla responsabile dei Servizi alla persona di Seveso, Simona Gruttadauria: "Da noi l´assistente sociale ha numerose competenze e per questo è in grado di affrontare globalmente le diverse problematiche e di coordinare e gestire più figure perché conosce il lavoro necessario. In Inghilterra, invece, la specializzazione provoca una frammentazione dell´approccio alle realtà da affrontare".

Oltre alle differenze emerse nei due sistemi italiano e inglese, John Hollowell, che si occupa di sostegno ai giovani contro l´abbandono, ha precisato che una profonda differenza sta proprio nel tipo di utenti e di società per cui si attuano le buone pratiche: "In Inghilterra il supporto alle famiglie è quasi nullo e le famiglie medesime, soprattutto se disagiate, non aiutano i loro figli in un percorso educativo, abbandonandoli a loro stessi una volta terminato il ciclo di studio obbligatorio a 16 anni, senza competenze professionali che li facciano entrare nel mondo del lavoro e lasciandoli spesso in preda a delinquenza e comportamenti devianti. Anche per questo motivo il governo inglese sta valutando l´opportunità di alzare l´obbligo scolastico a 18 anni, ma ci sono in gioco numerosi e complessi elementi".

La situazione italiana, soprattutto quella di piccole città come Seveso, da questo punto di vista è particolarmente esemplare perché sono le stesse famiglie a consigliare ai ragazzi di non abbandonare la scuola per frequentare corsi di avviamento professionale che possano garantire loro un futuro migliore e questa abitudine riduce i rischi di delinquenza giovanile e devianza.

L´esperienza di scambio è proseguita poi con l´incontro con una scuola privata di Seveso con la quale l´Amministrazione collabora in regime di sussidiarietà per quanto riguarda i minori disabili e a rischio di emarginazione per terminare con una visita guidata